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Contributo ASpI: un’altra stupida soluzione all’italiana PDF Stampa E-mail
Mercoledì 30 Gennaio 2013 08:04

La politica e la TV non fanno altro che parlare di elezioni, alleanze tra partiti e Monte dei Paschi. La gente comune invece parla d’altro e, in questi giorni, parla parecchio del contributo ASpI che la legge Fornero sulla riforma del mercato del lavoro ha introdotto a carico della parte datoriale.

In pratica dal 1 gennaio 2013 sarà necessario che il datore di lavoro domestico che intende licenziare un lavoratore si faccia carico, oltre che del TFR, anche di un contributo che l’Inps chiede per finanziare l’ASpI, la nuova indennità di disoccupazione in vigore da quest’anno.

Come sappiamo il contributo richiesto sarà pari a circa 40 euro al mese per un massimo di 36 mesi e riguarderà anche quei datori di lavoro domestico che hanno una colf per due o tre ore a settimana. In pratica per loro il contributo ASpI costerà quasi quanto la colf stessa!

Tutti protestano ma nessuno si chiede perché questo contributo sia stato introdotto.

Il motivo è semplice. Fino al 31/12/2012 accadeva assai spesso che datore di lavoro e lavoratore si mettessero d’accordo per buggerare l’Inps. Il datore di lavoro licenziava ufficialmente il lavoratore che avesse raggiunto i requisiti per ottenere l’indennità di disoccupazione e il giorno dopo lo riassumeva, rigorosamente “in nero”.

Il datore di lavoro poteva risparmiare tasse, contributi e, con tutta probabilità, anche un po’ di stipendio. Il lavoratore poteva prendere sia lo stipendio che l’indennità di disoccupazione. Terminato il periodo di disoccupazione, il lavoratore veniva riassuno per un altro anno e poi ri-licenziato, e così via nei secoli dei secoli.

Insomma, una truffa di massa ai danni dell’Inps, con fiumi di soldi in uscita dalle casse dell’ente.

Stanca dell’andazzo, la professoressa Fornero ha pensato bene di stroncare questi comportamenti fraudolenti creando un bel conflitto d’interessi. “Caro datore, se vuoi fregare l’Inps, ci devi mettere sopra i tuoi soldini.”

Un bel ragionamento, senza dubbio, ma apparentemente fatto da chi non ha nessuna idea di come funzioni la realtà.

A fronte del vantaggio di tenere in nero un lavoratore, il contributo ASpI di fine rapporto è ben poca cosa: coloro che truffavano l’Inps in precedenza, probabilmente continueranno a farlo. Molto semplicemente scaricheranno in tutto o in parte sul lavoratore l’onere addizionale che dovranno sopportare. Lavoratore che sarà comunque ben contento di mantenere il posto di lavoro portando a casa più soldi.

Chi ci rimetterà sul serio, come sempre accade in questo nostro paese governato da Pulcinella politici o tecnici, saranno i cittadini seri e onesti, quelli che il lavoratore lo mettevano in regola a prescindere e che sono costretti a licenziarlo solo se si tratta di un lavativo “doc” o se non sono più in grado di mantenerlo.

Nel caso del lavoro domestico pensiamo ai licenziamenti dovuti al decesso dell’anziano, ad esempio. Oppure alla baby-sitter che viene mandata via perché i bambini non sono più tali. O alla colf che la famiglia, attanagliata dalle tasse, semplicemente non può più permettersi.

Anche questo contributo si trasformerà in una tassa sulle famiglie e sul ceto medio in difficoltà. Ancora una volta la conseguenza sarà solo quella di scoraggiare il lavoro regolare e l’assunzione di qualsiasi genere di personale.

Se anche Lei pensa che i datori di lavoro domestico non dovrebbero pagare il contributo ASpI, ci lasci la sua opinione.

 

 
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